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Nell’Oca
e nella Torre
- Storie
di tradimenti e di vittorie.

Spesso la
rivalità fra due Contrade trae linfa vitale dai tradimenti, più o
meno efferati, dei fantini di grido che per soldi, vanagloria o
vattelapesca decidono di vestire quella casacca più volte osteggiata
e nerbata. E fra Oca e Torre questa rivalità esiste da quando è nato
il palio “alla tonda”, per essere precisi da quel diverbio - leggasi
legnate - accaduto il 26 luglio 1671 per la contesa delle preziose
stoffe che adornavano il baldacchino dell’Arcivescovo Clelio
Piccolomini. Sì perché prima e me lo ha raccontato in sogno
nientemeno che Simone Pulcinelli detto MONE, le due Contrade si
dividevano da buone amiche, roba da stropicciarsi gli occhi,
soprattutto il fantino. Infatti il grande MONE (10 vittorie in
tutto) vinse per l’Oca nel 1648-55 e 58 e per la Torre nel
1652-56-57. Ora però caro Mone mi hai raccontato una bischerata
perché te con l’Oca nel 1658 non vincesti, ma arrivasti secondo. In
Comune l’Hercolani non se n’è mai accorto, ma tu lo sai bene perché
vedo che ti sei messo a ridere. Ma poi il sogno è svanito e la
conversazione è finita lì; così mi sono messo a scartabellare qua e
là e un secolo più tardi mi sono imbattuto nel mito di Mattio/a
Mancini detto Bastiancino (15 trionfi e non 16), che colse la sua
prima vittoria a 14 anni per l’Oca, il 16 agosto 1759. La cronaca
dice che “con slancio fulmineo il cavallo dell’Oca, montato da un
ragazzetto, guadagnava la testa del gruppo e ne riportava la palma”.
Tre anni dopo ci fu il bis. Purtroppo nella sua breve ed intensa
carriera portò alla vittoria anche la rivale nel Palio Straordinario
per la venuta del Granduca Pietro Leopoldo I , corso il 14 maggio
1767. Continuò poi a vincere in altre Contrade fino alla
sfortunatissima carriera del 16 agosto 1780, quando nel tentativo di
regalare il III cappotto alla Civetta cadde rovinosamente. Meno di
un mese dopo, il 7 settembre, moriva all’età di 35 anni*.
Ma
a tenere viva questa rivalità anche nell’800 ci pensò un altro mito;
il suo volto angelico e beffardo mi guarda da un ritratto scovato
nel museo della Contrada della Chiocciola. Sto parlando di Francesco
Santini da Montalcino detto Gobbo Saragiolo (15 vittorie) delle
quali, tre per noi (1831-32-49) e cinque per loro
(1829-35-39-43-53). Il colmo lo raggiunse nel 1844 quando corse a
luglio nella Torre e ad agosto nell’Oca, scatenando una clamorosa
asta fra le due Contrade che dopo il Palio dell’Assunta sfociò in
una rissa furibonda, in quell’anno non aveva vinto con nessuna delle
due. Sarebbero molti gli aneddoti da raccontare, ma il più curioso
mi pare quello accaduto in occasione della sua seconda vittoria per
i nostri colori:”Il Gobbo” – recita la cronaca dell’epoca – “che
correva nell’Oca, per colmo di birbanteria si era tutto insaponato,
perché se mai fosse stato preso, non potessero tenerlo, atteso lo
scivolo…..”. Il 3 luglio 1898 segna una data importante nella storia
dell’Oca: l’interruzione del periodo d’oro della Torre (quattro
vittorie in quattro anni col cappotto del ’96). La Torre, udite
udite, aveva ingaggiato un tale proveniente dall’Alto Lazio, certo
Angelo Meloni detto Picino, che aveva esordito l’anno precedente nel
Nicchio, falsificando i documenti perché ancora minorenne; mentre
l’Oca montava un altro giovane di belle speranze tale Ermanno
Menichetti detto Popo. L’Oca, grazie anche alle strategie di un
giovane mangino, Ettore Fontani, aveva profuso molto in diplomazia
e…mance. Insomma Picino partì in testa, ma al Casato cadde e l’Oca,
con Popo riuscì a spuntarla sulle altre andando a vincere. Quelli di
Salicotto non la presero punto bene e armati di bastoni intesero di
suonarle al povero Meloni che fu salvato a stento dai carabinieri.
Qualche anno dopo, nel 1906 il “Sor” Ettore riuscì a portarlo in
Fontebranda sfruttando il risentimento del fantino nei confronti dei
torraioli. Attorno a lui fu creata una vera e propria “corte di
scudieri” che al suo servizio gli permise di vincere 13 palii di cui
quattro per la nostra Contrada (1906-8-21-28). Il periodo del Meloni
fu intervallato da un fatto, accaduto in occasione del Palio a
sorpresa del 17 agosto 1919, destinato ad entrare nella storia come
uno dei capitoli più beffardi della storia di questa rivalità. Nel
Palio ordinario del giorno prima la Torre aveva montato il fantino
senese Giulio Cerpi detto Testina che non aveva entusiasmato
particolarmente, ma il bello doveva ancora venire. Il giorno
successivo, su iniziativa di un’associazione di commercianti, si
decise di ripetere la formula del Palio a sorpresa, corso dieci anni
prima con il sorteggio di cavalli e fantini da effettuarsi poco
prima della corsa.
Si
racconta che il Cerpi avesse promesso ai torraioli, nel caso che
fosse finito nell’Oca, che sarebbe andato a diritto a San Martino.
Perciò si era anche raccomandato che lo aspettassero proprio in quel
punto, in modo da procurargli una via di fuga dagli ocaioli. Testina
finì nell’Oca ed i torraioli cominciarono già a pregustare la beffa
che si sarebbe consumata di lì a poco. Iniziata la corsa, il fantino
guadagnò presto la prima posizione e filava con impegno. I torraioli
l'aspettavano al secondo giro e fecero largo là all'imbocco di San
Martino, ma il Cerpi voltò magistralmente. “Sarà per il terzo giro”
pensarono allora i torraioli, “è ancora più bello”, ma anche al
terzo giro aspettarono invano ed il Cerpi filò verso il bandierino,
mentre la folla ocaiola intonava: ”Ed in ventiquattro ore, il Cerpi
tutto rosso, diventò tricolore...”. Poi, giù fino ai giorni nostri
Torre ed Oca hanno battuto strade diverse e tradimenti di fantini
vittoriosi non se ne sono più registrati fino a quello del
“grande”Aceto nel 1990, anche se in questo caso è doveroso
ricordare, che era stata l’Oca a liquidarlo due anni prima. Tuttavia
alla Contrada di Salicotto il suo arrivo non portò grandi benefici.
A cavallo del millennio poi, qualcosa è cambiato con l’affacciarsi
alla ribalta di Luigi Bruschelli da Vagliano detto Trecciolino,
cresciuto nella Civetta ed affermatosi nell’Oca (1996-98-99). Il
fellone, anche per lui il rapporto con l’Oca si era interrotto a
partire dal 2001, ha cominciato a seguire le gesta dell’eroe di
Montalcino, indossando la casacca della rivale, la scorsa estate per
condurla alla vittoria dopo un digiuno durato 44 anni. Tanto lunga
appare ancora la carriera del Bruschelli guardando ai suoi 10 palii
vinti in un tempo brevissimo da 28 a 37 anni (1996-2005), che
nemmeno il Saragiolo si sarebbe sognato di fare - si pensi che i
suoi quindici successi li conseguì dai 14 ai 44 anni (1823-53). Chi
può dire se, per noi ocaioli, ci sarà ancora da soffrire o…da
gioire?
*Da ciò quindi, appare
impossibile che abbia potuto vincere nel Valdimontone l’anno
successivo, come riporta l’elenco del Comune, dunque le sue vittorie
si fermano a 15.
Massimo Tinti
OCAIOLOEXTRAMOENIA.COM
Il
sito sul PAPERONE e sul Palio di Siena
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