Giungendo da parte di un gruppo di “giovanni torraioli” una lettera di protesta e smentita al sonetto “Il culo e le Quarantore” nella di cui si metteva in dubbio che il sacerdote in questione avesse veramente incitato i propri pargoli al dileggio dell’avversaria e giudicando altresì il sonetto “altezzoso”... l’autore medesimo, dopo avere raccolto ulteriori e inoppugnabili testimonianze, intende con il presente sonetto esternare le proprie rimostranze ribadendo la giustezza della cronaca da lui fatta.
Questa la frase esatta pronunciata dal sacerdote al passaggio da Piazza Indipendenza:
“Siccome siamo contradaioli ma anche buoni cristiani adesso diciamo un’Ave Maria per gli sconfitti”

UN CORRETTORE PO’O… CORRETTO!

Il Correttore l’ha dette per davvero
quelle parole e dunque ‘un c’è questioni
di dubita’ che il fatto ‘un sia vero
e nel caso ci so’ anche i testimoni.

Quanto a me se devo esse’ sincero
e spiega’ meglio anche le mi’ ragioni
chiarisco che ‘un credo nel mistero
della fede né nelle religioni.

Per cui al vostro cavallo di sicuro
sarà capitato un incidente
magari ha dato un calcio nel muro.

Ma ‘l vostro prete ha usato la fede
in maniera un tantino... irriverente
con po’o rispetto anche pe’ chi ci crede.

 


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